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Terreni incolti, l’Arsarp invita i proprietari a metterli a disposizione di chi intende ‘recuperarli’. La proposta dei 5 Stelle entra nella fase operativa

“Finalmente la proposta M5S passa alla fase operativa. Da poco l’Arsarp ha diramato l’invito all’iscrizione di terreni abbandonati e incolti, fabbricati rurali e aziende agricole nella Banca della Terra, un inventario pubblico che raccoglie appezzamenti e strutture da rivitalizzare”. A renderlo noto sono gli stessi grillini. “Uno strumento utile ad agricoltori, imprenditori e a chiunque voglia impegnarsi nel settore agricolo grazie a una iniziativa che coniuga economia, lavoro, ambiente e rispetto delle tradizioni. Ecco dettagli e scadenze. Il recupero e la valorizzazione dei terreni agricoli in chiave produttiva e occupazionale nelle aree rurali e, di conseguenza, la tutela del paesaggio e della biodiversità: sono questi gli aspetti che ci hanno spinto nel 2014 a promuovere l’istituzione in Regione della Banca della Terra del Molise, uno strumento utile a semplificare l’incontro tra domanda e offerta per contrastare l’abbandono della terra da un lato, e permettere di espandere la base produttiva aziendale dall’altro. La Banca della Terra è un inventario pubblico, in continuo aggiornamento, di terreni abbandonati e incolti, di fabbricati rurali e aziende agricole sia pubblici che privati, che proprietari o aventi diritto hanno dichiarato disponibili per temporanea assegnazione a chiunque ne faccia richiesta. In questo modo tanti terreni vengono salvati da incuria e abbandono e messi a disposizione di chi vuole farli rinascere. Uno strumento dalle mille capacità, dato che valorizza il patrimonio agricolo-forestale, incentiva lo sviluppo produttivo e occupazionale delle aree rurali, favorisce il ricambio generazionale nel settore agricolo, salvaguarda gli equilibri idrogeologici, protegge l’ambiente, tutela paesaggio e biodiversità locali. Ora, finalmente, la nostra proposta di legge passa al piano operativo. Con la Banca della Terra, infatti, siamo a un punto delicato, fondamentale per riuscire a portare avanti il progetto. Da poco l’Arsarp (Agenzia regionale per lo Sviluppo agricolo, rurale e della pesca) ha diramato a tutti i Comuni molisani l’invito all’iscrizione di terreni abbandonati e incolti, fabbricati rurali e aziende agricole nella Banca della Terra. A questi link troverete tutti i dettagli utili e il modulo per fare domanda d’iscrizione. C’è tempo fino al 6 maggio 2017. È un primo importante passo di un progetto di ampio respiro. Un progetto che per centrare gli obiettivi, però, ha bisogno di maggiore sensibilità da parte degli amministratori e, ancor di più, dei cittadini. In un contesto strutturalmente debole come quello delle aree rurali meno produttive, solo il ‘fare rete’ può dare un senso compiuto all’azione che la legge regionale promuove. Anche per questo abbiamo voluto richiamare la Banca della Terra in un’altra nostra proposta di legge, ancora al vaglio della commissione competente, ovvero la legge sulla promozione e sviluppo di una filiera agroindustriale della canapa. Con queste due iniziative, strettamente correlate, vogliamo tracciare una nuova strada, dare una visuale culturale più ampia alla regione in ottica economica e produttiva. Il MoVimento 5 Stelle Molise invita tutti ad informarsi per comprendere la grande opportunità che questo strumento offre sia ai proprietari di terreni incolti sia agli imprenditori agricoli (anche futuri), che vogliono ampliare la base produttiva aziendale. Lasciare un terreno incolto significa andare incontro alla sua graduale perdita di valore e, col tempo, anche alla impossibilità di riutilizzarlo a fini produttivi a causa dell’invasione di arbusti e alberi che ne rendono difficile e antieconomica la rimessa a coltura. La Banca della Terra è una delle possibili soluzioni a questi problemi, come anche dimostrato da diverse iniziative analoghe che stanno partendo a livello nazionale e in altre regioni. Quindi non lasciamo indietro il Molise. È tempo di informarsi e confrontarsi per abbattere uno steccato culturale e dare alle nostre piccole comunità un’occasione in più di rinascita nel pieno rispetto della vocazione del territorio”.

Università, la Regione spiana la strada per una Fondazione da 200mila euro di fondi pubblici. Attacco dei 5 Stelle: ‘Metodo salta-Consiglio’

“Tramite FinMolise la Regione sta per istituire la Fondazione Università degli Studi del Molise, un ente privato creato con delibera di Giunta quindi senza il vaglio del Consiglio regionale. Costo dell’operazione: 200 mila euro, come sempre soldi pubblici e solo per iniziare”. A denunciarlo il Movimento 5 Stelle Molise, che ha presentato una mozione per fare luce sull’operato della Regione e portare la questione in Consiglio. “Una discussione in tema per noi è fondamentale. Potremmo chiamarlo ‘metodo salta-Consiglio’, sulla falsa riga di quanto accaduto con Egam. Ancora una volta, in un sol colpo, la Regione trova il modo di aggirare le procedure per creare un ente privato svilendo il ruolo del Consiglio regionale e carica i cittadini di una spesa per qualcosa che avrà gli stessi compiti che dovrebbe già avere l’Università degli Studi del Molise. Ma capiamo di cosa stiamo parlando. Settembre 2016, la delibera di Giunta regionale n. 431 spiega che “l’Università degli studi del Molise […] ha deliberato […] la proposta di costituzione di un Ente di diritto privato denominato Fondazione Università degli studi del Molise […] L’Università degli studi del Molise ha altresì chiesto il coinvolgimento della Regione Molise quale socio fondatore della Fondazione Università degli studi del Molise in argomento attraverso ‘…un conferimento per finanziare l’attuazione sinergica del piano di potenziamento della qualità del diritto allo studio universitario nel Molise’”. Si precisa inoltre, questo è importante, che “un’eventuale adesione della Regione Molise quale socio fondatore della fondazione universitaria, dovrà seguire l’iter legislativo regionale normativamente previsto per l’adesione a simili iniziative […]”. Ma che cosa prevede lo Statuto regionale sulla creazione di un ente privato? Semplice, che “l’istituzione e la soppressione di enti e aziende dipendenti dalla Regione e la partecipazione ad associazioni, società ed enti pubblici” rientrano tra le attribuzioni del Consiglio, non della Giunta. Insomma, la creazione della Fondazione non può essere frutto della volontà dell’esecutivo, ma deve passare al vaglio del Consiglio regionale, cosa che non è avvenuta. Ma c’è di più. La Fondazione avrà svariati compiti come la ricerca e lo studio in vari campi, cose che dovrebbe già fare l’Università degli Studi del Molise, e per quanto concerne l’accesso a fondi destinati a soggetti di diritto privato, qualora vi fossero ricerche meritorie da finanziare, la procedura prevede, come già accaduto in altri casi, di creare spin off universitari coinvolgendo soggetti privati. Proseguiamo. Qualcuno vorrebbe far credere che a fondare il nuovo soggetto sarà FinMolise, ma essendo questa partecipata al 100% dalla Regione, è chiaro che sarà l’Ente sovraordinato a sborsare i soldi. Quanto? Ben 200 mila euro ora anticipati da FinMolise e rimborsati dalla Regione con l’istituzione di un capitolo ad hoc già nel Bilancio previsionale appena approvato. In definitiva: la Regione crea una Fondazione incaricando FinMolise e con semplice delibera (quindi bypassando il dibattito in Consiglio), per farle svolgere compiti già previsti tra quelli dell’Università già esistente. Addirittura la Regione ha scritto lo Statuto di questa Fondazione e, se mai dovessero esserci problemi finanziari, sarà sempre la Regione a intervenire dando soldi a FinMolise. D’altronde proprio la presidente di FinMolise è direttrice del servizio Bilancio e da poco anche direttrice della Salute in Regione, quindi facile immaginare che un eventuale travaso di fondi dalle casse regionali avrà un rapido iter. Il MoVimento 5 Stelle Molise ha appena presentato una mozione in Consiglio regionale per chiedere al presidente Frattura di bloccare la costituzione del nuovo Ente privato e di portare il dibattito in Aula anche per scongiurare eventuali ricorsi al Tar che, come accaduto in altre occasioni (vedi Egam), hanno bocciato l’operato della Regione”.

Via Mazzini, ‘parcheggi a spina di pesce e più decoro urbano verso piazza San Francesco’: la proposta di Coalizione Civica ferma in Commissione

I Consiglieri comunali di Campobasso Cancellario, Pilone e Fasolino sollecitano un intervento immediato nella zona di via Mazzini sia per restituire un dignitoso decoro urbano e sia per valutare la possibilità di creare ulteriori parcheggi che vadano a sostegno delle attività commerciali in loco. “Sono passati alcuni mesi da quando, nella Commissione Mobilità, portammo la proposta di trasformare a spina di pesce il parcheggio che va dalla nuova aiuola di Via Mazzini alla Chiesa di San Francesco, al fine di consentire all’utenza che frequenta i negozi commerciali di trovare una più agevole sistemazione nella sosta, soprattutto al fine di aiutare e sostenere il commercio locale in questo momento di grossa crisi economica”, la tesi dei tre consiglieri. “D’altronde, simile intervento è stato posto in essere sempre in via Mazzini nella parte prospiciente Piazza Cesare Battisti e sempre nella logica di aiutare e sostenere il commercio cittadino. In sede di Commissione chiedemmo una relazione scritta da parte della struttura tecnica al fine di valutare la possibilità di realizzazione della nostra proposta. Ad oggi, nonostante il lungo arco temporale trascorso, ancora non abbiamo ricevuto risposta. Sollecitammo inoltre i vari assessori al ramo affinché provvedessero, nel più breve tempo possibile, all’installazione di un impianto di irrigazione (non essendo stato previsto in sede di progettualità iniziale) al fine di evitare quello che sta accadendo oramai da circa un anno che vede il continuo morire di piante e fiori presenti nelle aiuole citate. Non va taciuto il fatto che in quella stessa circostanza suggerimmo, qualora il Comune non fosse stato in grado di gestire in maniera decorosa l’area, di affidare in adozione le aiuole in esame. Ponemmo anche in evidenza come la gestione del nuovo sistema di sosta (30 minuti da un lato e un’ora dall’altro) avrebbe potuto creare problemi in mancanza di un controllo costante. E infatti attualmente le macchine che parcheggiano in quell’area, “approfittando” della mancanza di un’adeguata vigilanza, permangono in sosta anche per l’intera giornata. Alla luce di tutte le problematiche connesse alla zona, chiediamo con forza agli Assessori preposti, come d’altronde già fatto in passato, di porre in essere ogni azione necessaria affinché si possa restituire un dignitoso decoro urbano all’intera area insieme alla possibilità di valide soluzioni finalizzate al sostegno del commercio locale”.

Molise Cultura, interrogazione dei 5 Stelle: ‘Ecco perchè gli atti sono a rischio illegittimità’. Il caso sul riordino della Fondazione

“Il riordino della Fondazione prevedeva che la carica del direttore decadesse dopo 30 giorni dall’approvazione della legge. Il termine è ormai superato ma Sandro Arco continua a firmare gli atti di Molise Cultura che in questo modo ora sono a rischio illegittimità”. Su questa questione il Movimento 5 Stelle ha depositato una interrogazione in Consiglio regionale. “Una questione che abbraccia la trasparenza nelle istituzioni, il bisogno di tagliare i costi della politica e la coerenza con quanto annunciato. A gennaio scorso la Regione ha predisposto la legge di riordino della Fondazione Molise Cultura, con la quale, tra le altre cose, viene soppressa la figura del direttore. L’articolo 10 della legge regionale n. 1 del 30 gennaio 2017 rubricato “Disciplina della Fondazione Molise Cultura” dispone che “allo scopo di procedere ad una adeguata razionalizzazione delle risorse impegnate per la Fondazione e della sua struttura organizzativa, nonché al fine di armonizzare il suo funzionamento con i recenti indirizzi normativi in materia di società ed enti facenti capo a pubbliche amministrazioni, la Fondazione procede, entro trenta giorni dalla approvazione della presente legge, all’adeguamento del proprio Statuto […] Con pari decorrenza e modalità è soppressa la figura del Direttore della Fondazione e cessa il relativo incarico.” Dunque, 30 giorni di tempo dall’approvazione della legge per adeguare lo Statuto e sopprimere la figura del direttore. La stessa legge è stata pubblicata sul Burm numero 2 del 31 gennaio 2017 – Edizione straordinaria, quindi stando a quanto previsto dalla norma, da giorni Sandro Arco non potrebbe più firmare le determine legate a Molise Cultura, pena la illegittimità degli atti. È solo l’ennesima triste pagina per una Fondazione di cui più volte abbiamo sottolineato le stranezze. Prima i dubbi sulla governance e sull’esistenza stessa della Fondazione chiamata ad affidare la programmazione degli eventi culturali in regione. Poi il bando per la nomina del neo direttore che, come previsto dal MoVimento 5 Stelle Molise, ha confermato Sandro Arco al vertice. Poi ancora, gli interrogativi attorno al bando da 250 mila euro per la esternalizzazione di alcuni servizi già previsti tra le competenze della Fondazione. Qualche settimana fa, infine, l’ammissione di Molise Cultura che non ha aderito al Fondo Unico per lo Spettacolo con conseguente perdita di un finanziamento da decine di migliaia di euro. Ora le anomalie arrivano dalla soppressione della figura del direttore. Nonostante siano scaduti i 30 giorni previsti dalla legge per sopprimere la figura del direttore, le determine direttoriali di Molise Cultura del mese di marzo 2017, dalla numero 63 alla numero 83 del 15 marzo (tutte rinvenibili dalla sezione “Albo Pretorio” del sito istituzionale della Fondazione www.fondazionecultura.it) sono controfirmate, appunto, dal direttore Sandro Arco. I nostri portavoce in Consiglio regionale Antonio Federico e Patrizia Manzo hanno presentato una interrogazione in Consiglio regionale. Il MoVimento 5 Stelle Molise chiede al governatore Paolo di Laura Frattura di conoscere le motivazioni del ritardo dell’applicazione della legge regionale in questione e lo stato dell’arte delle riforme legate alla Fondazione. Inoltre chiede di verificare la legittimità delle determine direttoriali citate, anche con l’ausilio dell’Avvocatura regionale”.

Precari Protezione Civile, Ciocca contro centrodestra e Cgil: “Strumentalizzano il caso. La vecchia agenzia ‘carrozzone’ degli sprechi”

“Di paradossale e anormale, nella vicenda degli ex contrattualizzati dall’Arpc (che non esiste più da 2 anni), c’è solo, e me ne dispiace sinceramente, la strumentalizzazione che distorce i fatti e crea false verità che, a loro volta, generano aspettative al momento impossibili da tradurre in azioni concrete”. Ad intervenire nel dibattito sui precari della Protezione Civile mandati a casa l’anno scorso alla scadenza del contratto è il consigliere regionale con delega alla Protezione Civile Salvatore Ciocca. “False aspettative già messe in campo qualche mese prima delle elezioni regionali del 2013 e divenute poi “esercizio di potere” grazie a quel concorsone oggetto prima di una indagine e attualmente di un processo penale per le modalità con le quali fu svolto e per la dotazione di personale eccessivamente “allargata” per i bisogni e per i fondi a disposizione (visto che dei 6 milioni di euro che sarebbero dovuti servire fino al 2018, oltre 4 furono “bruciati” in un solo anno!): quei contratti portavano già scritta la parola fine e gli oltre 200 professionisti che avrebbero dovuto lavorare alla ricostruzione post sisma lo sapevano bene. Un carrozzone che, in un solo anno, è riuscito a fare ben poco se non a spendere l’80 per cento della dotazione economica totale: era questo il fiore all’occhiello della nostra regione, l’ormai “archiviata” (ma non in Tribunale) Agenzia regionale di Protezione Civile, purtroppo specchietto per le allodole per tanti professionisti. Puntuale sulla tabella di marcia, quindi, è tornato di attualità il tema dei “precari” dell’Arpc che, comunque, hanno potuto misurare la propria professionalità e le proprie qualifiche partecipando al nuovo e regolare bando dell’Agenzia per la ricostruzione post sisma, commisurato, questo sì, alle esigenze reali di personale e alla dotazione finanziaria indispensabile per poter pagare le spettanze dovute, come è giusto e normale che sia e come un sindacato dei lavoratori, storico e importante, dovrebbe ben sapere. La Cgil, però, continua a prestarsi a questo gioco al massacro facendo finta di non sapere che l’Arpc non esiste più e quindi è impossibile procedere ad una “riassunzione” del personale; che quegli accordi proposti in Prefettura non avrebbero potuto avere alcun corso sotto il profilo giuridico; che la dotazione economico finanziaria è indispensabile e senza di quella non si possono garantire i diritti dei lavoratori. Al coro di chi “parla” senza avere contezza dei fatti e delle motivazioni di tali fatti, particolare questo che accomuna molti sindacalisti, purtroppo, si aggiungono poi i colleghi del centrodestra, alcuni dei quali veri ispiratori dei contratti di lavoro a termine, gli stessi che non hanno battuto ciglio quando si spendevano più fondi del dovuto, quando il “tesoretto” per il personale veniva dilapidato al punto da lasciare poche briciole per arrivare alla conclusione del percorso della ricostruzione. Capisco che le elezioni regionali si avvicinano e forse per qualcuno si fa largo l’ipotesi di strumentalizzare ancora la ricostruzione e le professionalità da impegnare (almeno fino alla fine del 2018); comprendo bene che anche la Cgil deve mantenere i suoi tesserati, ma di paradossale e di anormale, in tutta questa vicenda che si trascina dal 2013, c’è solo questo: che si continui a giocare sulla pelle delle persone, facendo finta di averle a cuore”.

Associazioni e 5 Stelle ‘bocciano’ il Piano Lupo: ‘Troppe storture’. Lettera-appello al governatore, i grillini ‘chiamano’ i cittadini

“Abbiamo scritto una lettera aperta al presidente Frattura affinché anche la nostra Regione prenda una posizione chiara sul testo in votazione a fine mese in Conferenza Stato-Regioni”. Così il Movimento 5 Stelle continua la sua battaglia in Molise a tutela del lupo, animale che, come si ricorderà, è a rischio estinzione. “Ora chiediamo a tutti i cittadini che hanno a cuore gli animali e le sorti di uno dei simboli del Molise di fare pressing sul governatore. Ecco come. Il Piano Lupo del governo non piace al MoVimento 5 Stelle Molise, non piace alle associazioni, non piace a una larga fetta del mondo scientifico e non piace anche alla maggior parte delle Regioni. Infatti il testo firmato dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti sembra andare verso la bocciatura con lo stralcio primario del punto sull’abbattimento facile dei lupi. Tuttavia i veri cambiamenti non si fanno con gli annunci, quindi la battaglia non è ancora finita. Il documento che certifica il no al Piano deve essere reso pubblico al più presto in modo da poter correggere anche le altre storture del provvedimento. Oltre alla licenza di uccidere il lupo, il piano è stato redatto, senza bando, da una onlus e non dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) come previsto da un decreto del presidente della Repubblica. Tra le altre gravi mancanze del testo, anche il punto che prevede la detenzione in cattività degli ibridi-cane lupo, in verità protetti fino alla quarta generazione dal regolamento europeo 338/97. In questo contesto, inoltre, chiediamo l’applicazione delle azioni utili alla convivenza tra uomo e lupo (recinti elettrificati, cani pastore ecc.) con risorse economiche sufficienti anche ad erogare adeguati indennizzi agli allevatori per i capi di bestiame predati, chiedendo però prima di verificare che la predazione sia stata condotta davvero dal lupo o da altro animale, come previsto dal vecchio Piano del 2002 finora mai attuato. In questo dibattito il Molise è rimasto colpevolmente in silenzio. Per questo abbiamo scritto una lettera aperta al governatore Paolo Frattura chiedendogli di prendere una posizione ufficiale sul tema e, in vista del voto in Conferenza Stato-Regioni, di schierarsi apertamente al fianco di quanti si battono contro le uccisioni facili di un predatore simbolo del Molise. Chiunque abbia a cuore gli animali e le sorti del lupo può e deve fare la stessa cosa: copiando il testo della lettera e inviandola a presidente.frattura@regione.molise.it oppure condividendo la lettera con tutti i propri contatti per sensibilizzare quanti più cittadini possibili”.

“Egr. Signor Presidente,
prossimamente, presso la Conferenza Stato-Regioni, dovrà esprimere il Suo parere circa il nuovo Piano di gestione e conservazione del lupo in Italia.
Come avrà certamente notato, in questi giorni è montata la forte protesta dei cittadini che si sono schierati contro la parte del Piano che prevede l’uccisione dei lupi in deroga al regime di protezione loro assicurato da 46 anni a questa parte.
Il Ministro dell’Ambiente, on. Gian Luca Galletti, ha affermato dal canto suo che il Piano è stato redatto con la consulenza di 70 ricercatori, quindi a suo dire avrebbe solide fondamenta scientifiche che sostengono il ricorso alle uccisioni. Eppure è noto che tra i 70 consulenti, in minima parte rappresentanti il mondo scientifico, vi sia una importante componente, non ascoltata, che dissente da tale impostazione. Stessa cosa tra le Regioni. Le prime a schierarsi contro ogni possibilità di ricorso alle deroghe sono state Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lazio, Abruzzo, Campania, Basilicata, Calabria e Puglia. Ma ora anche altre Regioni sembrano andare nella stessa direzione a testimonianza del fatto che il fronte pro-abbattimenti non è affatto compatto come si vuol far credere. È infatti universalmente noto che le azioni di abbattimento non comportano automaticamente la diminuzione delle perdite registrate in un determinato contesto, vi è anzi il rischio concreto che tali perdite aumentino.
In questo dibattito la Regione Molise è rimasta in silenzio nonostante di mezzo ci fosse la tutela del lupo, uno dei simboli del proprio territorio.
Signor Presidente, I CITTADINI MOLISANI attendono un Suo pronunciamento pubblico chiaro e definitivo; siamo a chiederLe, quindi, di unire il nome del Molise alle altre Regioni, fra cui in particolare Abruzzo e Lazio con le quali condividiamo l’appartenenza territoriale ad uno dei più antichi Parchi nazionali di Italia e d’Europa, che si sono espresse contro l’abbattimento facile dei lupi e, il giorno in cui sarà chiamato ad esprimersi sul nuovo Piano, di chiedere la rimozione del capitolo III.7 che riguarda il ricorso alle deroghe al regime di tutela del lupo e tutti gli altri aspetti critici contenuti nel testo.
In attesa di conoscere la Sua risposta.
Distinti saluti”

Precari Protezione Civile, il centrodestra porta il caso in Consiglio: ‘Lavoratori qualificati messi alla porta e maggiori disagi ai cittadini’

“In un Molise che negli ultimi anni ha visto la crescita esponenziale di lavoratori precari e disoccupati, ha assunto i tratti di una vicenda paradossale, nonché anormale, quella riguardante la situazione dei lavoratori della Protezione Civile del Molise, figure altamente professionali, architetti, ingegneri, avvocati, geometri, personale che si è formato negli ultimi anni e che dopo aver dato lustro al servizio, difatti divenuto un fiore all’occhiello della nostra regione, sono stati messi alla porta e da oltre un anno e mezzo si trovano ad essere senza reddito e senza alcuna misura di sostegno o accompagnamento”. A difendere la causa dei precari della Protezione Civile, che nei giorni scorsi hanno scritto al Ministro Madia e al Presidente della Repubblica, i consiglieri regionali del centrodestra Iorio, Fusco Perrella, Cavaliere e Sabusco. “218 regolari vincitori di concorso, ragazzi e ragazze che si sono conquistati con merito la loro posizione lavorativa, addirittura 84 persone hanno visto scadere il loro contratto il 31 marzo 2015, dopo soli quindici mesi di servizio, a fronte dei 36 mesi inizialmente ipotizzabili, mentre per gli altri il rapporto di lavoro è cessato definitivamente il 29 febbraio 2016. Lavoratori che inutilmente hanno cercato di instaurare un dialogo con il Governo regionale che, da parte sua, si è dimostrato sordo di fronte ad ogni richiesta , con rassicurazioni e promesse che si sono dimostrate, a lungo andare, infondate; di fronte a tutto questo, e in considerazione di quanto fatto dalla Regione, che ha bandito una selezione pubblica per individuare nuove unità lavorative da inserire nell’Agenzia Regionale per la Ricostruzione Post – Sisma, gli stessi lavoratori sono stati costretti a chiedere non solo l’intervento del Prefetto di Campobasso ma anche del Ministro Madia, affinché si faccia carico della questione e soprattutto vigili sulla legittimità o meno delle misure adottate, a totale discapito di chi per anni ha lavorato per il Molise. Per queste ragioni, nella convinzione che sia necessario tornare ad affrontare la questione perché non si possono abbandonare al loro destino delle professionalità riconosciute e di livello che ancora possono dare tanto al nostro sistema regionale, nel prossimo Consiglio regionale chiederemo di discutere il nostro ordine del giorno per trovare una soluzione che salvaguardi queste figure, soprattutto in considerazione delle ultime vicende nazionali, stante la recente approvazione della legge delega per il riordino della Protezione Civile che al suo interno prevede anche una sanatoria per i precari. Perché la Regione Molise non si è fatta parte attiva per risolvere una questione estremamente importante che riguarda da vicino anche la sicurezza dei molisani? È innegabile che la mancanza di questo personale specializzato abbia creato dei disagi ai cittadini, anche per la conformazione del nostro territorio , caratterizzato da una sismicità significativa, tenendo presente anche che il Molise è tra le sette regioni con il 100% dei comuni a rischio idrogeologico, e senza dimenticare le altre emergenze, come la neve e il gelo, le dighe, per le quali è necessario disporre di un servizio quanto mai efficace e dotato delle necessarie competenze”.

Inchiesta fondi Peu, Facciolla: ‘Querelo Le Iene’. Il vice presidente della Regione si difende: ‘Accuse false, le carte mi danno ragione’

E’ un fiume in piena il vice presidente della giunta regionale Vittorino Facciolla dopo il servizio del ‘Le Iene’ sui fondi Peu che lo hanno visto come principale protagonista e la richiesta di dimissioni da parte dei rappresentanti regionali del Movimento 5 Stelle, con cui peraltro l’avvocato di San Martino in Pensilis è venuto allo scontro verbale durante il Consiglio di ieri a Palazzo d’Aimmo. “Querelerò Le Iene, insieme a chi ha partecipato e indotto il servizio”, ha annunciato Facciolla in una conferenza stampa tenuta questa mattina all’hotel San Giorgio di Campobasso. “Sono una persona specchiata, facessero pure l’accesso agli atti, non ho commesso irregolarità e non c’è nessuna situazione di cittadini di seria A e di serie B dietro questa storia. C’è stata una ricostruzione violenta e falsa della vicenda, e non mi sorprende che esca fuori ora con l’avvicinarsi della campagna elettorale”. Secondo quanto emerso dall’inchiesta de Le Iene e dall’esposto dell’avvocato Oreste Campopiano (“primo dei non eletti della mia lista”, vuole precisare Facciolla, che ha fatto capire che porterà il suo collega in Tribunale), il vice presidente della giunta avrebbe sfruttato una norma sulla possibilità di ottenere una parte dei fondi destinati alla ristrutturazione delle abitazioni danneggiate dal sisma 2002, circa 150mila euro, che premia anche gli acquirenti di ‘quelle’ case ma solo rispettando stretti vincoli. Mentre altri cittadini che vivono in strutture pericolanti, ancora attendono i fondi. Così spiega Facciolla: “Non c’è nessuna doppia velocità, i contributi sono andati o andranno direttamente alla ditta edile, io intanto ho dovuto accendere un mutuo ipotecario”. I casi evidenziati nel servizio, afferma l’assessore regionale, sarebbero isolati, dovuti a problemi burocratici, ritardi delle amministrazioni a restituire le schede tecniche. “Ho tentato due volte di fornire la mia versione dei fatti a Le Iene, la norma e il Tar mi danno ragione”. Sull’oggetto dell’acquisto ha inoltre spiegato che “non si tratta di tre case, ma di tre vani appartenenti alla medesima abitazione”.  E poi: ‘La norma è stata messa a disposizione dei miei concittadini ben prima che potessi usufruirne anch’io. La sanatoria non l’ho inventata io ed è stata pensata in un momento successivo quanto ci si è resi evidentemente conto che il beneficio doveva andare a favore del bene danneggiato piuttosto che alla persona”.

Fondi Peu, i 5 Stelle attaccano il vice presidente della giunta regionale: ‘Facciolla si dimetta’. Continua la polemica dopo il servizio de ‘Le Iene’

“Non possiamo accettare il silenzio di chi rappresenta la nostra Regione nel ruolo di vice presidente, uno dei massimi organi della Regione Molise. La politica bisogna portarla avanti con umiltà, al servizio dei cittadini, ed è ai tanti cittadini suoi elettori, e non, che il vice presidente deve rispondere facendo chiarezza sui fondi Peu”. Due giorni dopo il servizio del Le Iene sui fondi della ricostruzione post sisma che ha visto al centro delle polemiche Vittorino Facciolla il Movimento 5 Stelle Molise, dopo ieri, torna ad attaccare il vice presidente della giunta regionale, chiedendone le dimissioni. “Il nostro è un territorio che ha subito con violenza e dolore il dramma di un terremoto. Nella consapevolezza che la politica deve essere al servizio del cittadino, non si può non considerare il ruolo pubblico che si va a ricoprire. Ieri abbiamo chiesto al vicepresidente della Regione Vittorino Facciolla di fare chiarezza sulla vicenda dei fondi Peu. Nessun processo di piazza, nessun tribunale, non ci compete. Non essendo arrivata alcuna risposta, però, annunciamo che il MoVimento 5 Stelle Molise metterà in atto tutte le iniziative per verificare che non abbia beneficiato di contributi prima che fossero soddisfatte tutte le richieste prioritarie a San Martino e nel Basso Molise. Da vicepresidente della Regione, conoscendo bene le realtà dei territori colpiti dal sisma, secondo il MoVimento 5 Stelle, Facciolla avrebbe dovuto fare a meno di richiedere esplicitamente quel contributo, soprattutto in quel modo e con tanti passaggi ancora da chiarire: una questione di opportunità politica e già solo questo è sufficiente per chiedere un passo indietro, quindi le dimissioni. Fino ad ora abbiamo cercato di riscontrare eventuali illegittimità sugli atti che lo riguardano e che riguardano in verità anche il vicesindaco e un assessore di San Martino, ma su questo, lo speriamo, si pronuncerà la magistratura. Intanto, per noi resta un principio cardine: in Molise non ci sono ‘cittadini di serie A’ e ‘cittadini di serie B’, nessuno può rimanere indietro. Questo principio lo ribadiremo in ogni momento, dentro e fuori le istituzioni”.