Operazione ‘The Queen’, il campobassano Vincenzo Manocchio fra i 69 arresti della Guardia di Finanza. L’inchiesta sugli appalti truccati in Campania

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Ore 9.30. C’è anche un molisano fra le 69 persone raggiunte da una delle ordinanze di misura cautelare eseguite dalla Guardia di Finanza e dal Nucleo di Polizia Tributaria nell’ambito dell’inchiesta ‘The Queen’, coordinata dalla Dda di Napoli, che mercoledì ha scoperchiato il sistema degli appalti truccati in Campania. Si tratta del professor Vincenzo Manocchio, 73enne originario di Campobasso, sottoposto all’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Manocchio, docente universitario e assessore ai Lavori Pubblici al Comune di Pompei all’epoca dei fatti contestati, è indagato in due parti dell’inchiesta, l’appalto al ‘Medi’ di Cicciano (lavori di ristrutturazione finalizzati al risparmio energetico e all’attività degli spazi necessari per incrementare la qualità delle infrastrutture scolastiche dell’Istituto) e quello al cimitero di Pompei (realizzazione dell’impianto di cremazione in aderenza al cimitero comunale). Il professore figura in uno degli stralci delle intercettazioni telefoniche raccolte dagli inquirenti, quando alcuni indagati parlano del metodo ‘zio Peppe’ per l’assegnazione dell’appalto alle buste. “Cominciamo a pigliare l’incarico”, dice Manocchio in presenza di Guglielmo La Regina, figura cardine dell’inchiesta e da cui prende il nome dell’operazione, e Mario Martinelli, presunto casalese laureato in architettura. “Quelli fanno estrazione a sorte – ragiona il molisano, – allora io ogni volta devo organizzare la cosa in maniera tale cheeee…“. “Glielo dovete dire proprio di persona“, raccomanda Martinelli. “Lo so“, risponde Manocchio. A quel punto Martinelli racconta un aneddoto del sistema dei bussolotti, ossia della tecnica utilizzata per truccare il risultato dei sorteggi per la nomina dei commissari delle commissioni aggiudicatrici. “Al paese mio ci stava uno che lo chiamavano ‘zio Peppe’ che era l’ingegnere capo del Comune allora, ogni volta faceva un ciotolone così con un sacco di cose dentro là no? Allora diceva: scommetti che mo se chiamo a quello e butta la mano qua dentro esce quello che ti dico ora? E io dicevo ma questo come fa?” Martinelli e Manocchio ridono. “Allora andava uno là, buttava la mano dentro insomma, e usciva quello che aveva detto ‘zio Peppe’. Hai visto, che ti ho detto? – continua Martinelli. – Una volta andai a controllare e dentro i trecento biglietti nei bussolotti c’era scritto sempre lo stesso nome. E allora facevamo così, anche quando facevamo gli scrutinatori, i presidenti di seggio, ci facevamo un sacco di risate“. E secondo la Dda è il metodo utilizzato per nominare le commissioni che hanno valutato vantaggiosi i progetti delle ditte che si sono aggiudicate i 18 appalti al centro dell’inchiesta.

Riceviamo e pubblichiamo la nota di un nostro lettore, che tiene a precisare che, essendo un professionista, avendo lo stesso nome del molisano coinvolto nell’inchiesta, si tratta di un chiaro caso di omonimia. “Ci tengo a precisare che il sottoscritto Vincenzo Manocchio residente a Campobasso NULLA A CHE VEDERE con la questione riportata dalla vs. spettabile redazione, non essendo nè assessore a Pompei, nè tantomeno professore universitario, nè di anni 73. Trattasi pertanto di un vero e proprio caso di OMONIMIA“.

(fonte Il Mattino)