Unimol. Si chiude il ciclo “ComunicaMese”

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Volge al termine il ciclo di incontri denominato “ComunicaMese”, iniziativa promossa dal corso di laurea in Scienze della Comunicazione e dal Dipartimento di scienze umanistiche, sociali e della formazione. L’ultimo incontro di questa mattina, intitolato “Stato di diritto e diritto all’istruzione: problemi di comunicazione” ha visto gli interventi dei docenti Unimol Lorenzo Scillitani e Ivo Stefano Germano e, ospite d’onore, Anna Monia Alfieri dell’Università Cattolica di Milano.
“Nel nostro Paese – le parole di Alfieri – si verificano costanti paradossi in termini di azioni (soprattutto economico-finanziarie) e di comunicazione. Il gioco d’azzardo viene ‘incentivato’, poiché porta soldi alle casse dello Stato, ma basta scrivere ‘giocare con moderazione’ per avere la coscienza pulita e ‘dimenticare’ le tante persone che vivono vere e proprie condizioni patologiche legate a questa attività ludica? Si incentivano forse i campi sbagliati a danno del futuro della società penalizzando poi altri ambiti come l’istruzione. Un continuo dibattito vede una falsa concezione di scuola pubblica come “gratis” e di scuola privata come “per ricchi”. In realta’ hanno entrambe simili costi per lo stato ma al contempo devono avere eguali possibilita’. Per questo dico di essere favorevole al fatto che le scuole paghino l’Imu in quanto occore dare ciò che si deve ma, al contempo, ricevere ciò che si spetta, senza esclusioni, penalizzazioni e senza interessi personali o secondi fini. Ciò è uno dei fondamenti che dovrebbe essere alla base dei diritti alla famiglia ed all’istruzione sanciti dalla nostra Costituzione”.

“Le università – spiega Germano – assomigliano, purtroppo, sempre più a delle scuole. Il problema è dato sia dagli studenti che prendono la cosa troppo alla leggera sia da molti docenti che rendono il proprio lavoro o troppo o per nulla specialistico, spesso finalizzando il proprio operato solo al percepimento di uno stipendio senza alcun minimo amor per la cultura. L’università deve costituire un passo avanti, uno step nuovo, un qualcosa in più rispetto alla scuola, formando gli studenti non solamente attraverso la spiegazione teorica ma facendo emergere le capacità ed il merito di ciascuno portando a vivere la materia e gli insegnamenti, con la stessa passione che si può mettere in uno sport e con uno sguardo sempre attento alle innovazioni. Solo così gli atenei continueranno ad essere davvero vivi”.